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William Shakespeare – Sonnet 1

Titian, Sacred and Profane Love, c. 1514

From fairest creatures we desire increase,
 that thereby beauty’s rose might never die,
 but as the riper should by time decease,
his tender heir might bear his memory;
but thou, contracted to thine own bright eyes,
feed’st thy light’s flame with self-substantial fuel,
making a famine where abundance lies,
thyself thy foe, to thy sweet self too cruel.
Thou, that art now the world’s fresh ornament
 and only herald to the gaudy spring,
within thine own bud buriest thy content
 and, tender churl, mak’st waste in niggarding.
Pity the world, or else this glutton be,
To eat the world’s due, by the grave and thee.

Dalle creature meravigliose desideriamo figli
 perchè la rosa di bellezza non possa morire,
 ma il suo tenero erede ne serbi memoria
 quando essa dovrà cadere maturata dal tempo;
 ma tu, vincolato ai tuoi occhi lucenti,
 alimenti di un fuoco essenziale la tua fiamma,
 provocando carestia dove si trova l’abbondanza,
 nemico di te stesso, troppo crudele.
Ora che sei il fresco ornamento del mondo
e il solo araldo di una primavera lussuosa,
nel tuo stesso germoglio sotterri la tua essenza,
e, giovane avaro, ingenerosamente sperperi.
Abbi pietà del mondo o diverrai così ingordo
da sottrargli, con la tua morte, tutto.