Raccolta e riciclo della plastica

 In questo articolo vedremo:

• Che differenza c’è tra raccolta e riciclo?
• Come si ricicla la plastica?
• Perchè se ne ricicla così poca?

Il riciclo della plastica

Da un rapporto OCSE elaborato nel 2018 emerge che:
• a livello globale, la quantità di plastica riciclata corrisponde al 14-18% del totale; Il resto della plastica finisce in inceneritori e termovalorizzatori (24%) oppure è lasciato nelle discariche o disperso nell’ambiente (58-62%).
• in Europa, la quantità di plastica riciclata corrisponde al 20%

Questi risultati così scarsi hanno portato molti a mettere in discussione l’efficacia del riciclo della plastica. Questi risultati, inoltre, differiscono molto dalle percentuali di raccolta della plastica.

Perchè la plastica viene raccolta ma non riciclata?

La Raccolta è diversa dal Riciclo

Ad esempio, in Italia, i livelli di raccolta a livello nazionale sono arrivati al 58% (in alcune regioni il dato supera il 70%) ma, ciononostante, il tasso di riciclo è molto basso, intorno al 30%.
Si ricicla così poca plastica principalmente perché il metodo di riciclo più diffuso, in Italia e nel mondo, è il riciclo meccanico, che è complicato e costoso.

Come funziona il riciclo meccanico?

Il riciclo meccanico prevede che la plastica sia selezionata, lavata e poi sminuzzata da una macchina in scagliette finissime chiamate flakes. Queste scagliette, dopo altri passaggi, sono trasformate a loro volta in nuovi oggetti di plastica. Ciascuna di queste fasi, però, è complicata e presenta dei problemi.

La plastica va raccolta

A seconda di come si fa la raccolta differenziata – e a seconda di come le amministrazioni cittadine raccolgono i rifiuti – cambia il modo di riciclare. Nei paesi europei, per esempio, l’UE ha dato la priorità agli imballaggi di plastica con degli incentivi economici. La raccolta degli imballaggi pertanto segue un percorso prioritario. In Italia il riciclo degli imballaggi è efficiente: il dato si aggira intorno al 46%. Ma, come sappiamo, ci sono varie tipologie di plastica: alcune richiedono un processo di riciclaggio più complesso e costoso, per altre non si dispone ancora della tecnologia adatta. Il risultato è che moltissima plastica finisce nell’indifferenziato. Ricordiamo che si tratta principalmente di plastica di tipologia 3, 6 e 7.

Esempi di oggetti molto comuni prodotti con queste tipologie di plastica, che NON DEVONO quindi essere buttati nella plastica ma nell’indifferenziato sono:
• giocattoli di plastica (compresi palloni)
• penne, pennarelli, evidenziatori, cancelleria varia (es. Righelli, etc)
• vasi, barattoli, bacinelle, vari utensili da cucina
• CD, DVD
• dispositivi elettronici (es. Mouse, tastiera, etc)
• guanti e mascherine
• occhiali, ciabatte, scarpe
• oggetti ingombranti (es. Sedie, tubi)
• pannolini e assorbenti
• siringhe e dispositivi medici

La plastica va selezionata

Quando arrivano nell’impianto di riciclo, i rifiuti plastici devono essere separati e selezionati sulla base di vari criteri, come la forma, la densità, la dimensione, il colore o la composizione chimica. Quest’ultima è la caratteristica più importante, perché polimeri troppo diversi, se mischiati, non possono essere riciclati. Esistono molti metodi meccanici e automatici per selezionare e separare i vari rifiuti di plastica: alcuni materiali, ad es. Il PET - sono più facili di altri da selezionare; altri invece richiedono l’intervento manuale. Se i materiali non sono separati correttamente, o non sono divisibili tra loro, sono macinati insieme al plasmix, cioè vari polimeri mischiati che sono molto difficili da riutilizzare oppure sono scartati. Visto che alla fine è quasi impossibile effettuare una separazione perfetta, il recupero non è mai totale. Il risultato è che larga parte della plastica raccolta per essere riciclata non è selezionata per il riciclo e diventa plasmix.

La plastica è spesso impura

I rifiuti di plastica sono spesso contaminati da sostanze organiche (il cibo) e da sostanze inorganiche non polimeriche (tutto quello che non è plastica, come per esempio la carta o la colla dell’etichetta sulle bottigliette d’acqua). Se i rifiuti sono troppo contaminati non si riesce a terminare il processo di riciclo. A questi problemi tecnici, se ne aggiungono altri due:

Manca l’incentivo economico

Per i motivi già visti, il riciclo della plastica non è molto redditizio, se si escludono incentivi e sgravi pubblici.

Molta plastica non viene più smaltita dalla Cina

Prima del 2018, circa il 70% dei rifiuti plastici del mondo era raccolto, imbarcato su navi cargo e spedito in Cina: l’intero processo era più conveniente che riciclare la plastica sul posto. Ma nel 2018 il governo cinese ha approvato regole più severe, vietando l’importazione di alcune tipologie di plastica e abbassando la soglia del tasso di contaminazione dei rifiuti importati. Questo ha causato una crisi nelle filiere del riciclo in Europa e negli Stati Uniti. Successivamente altri paesi asiatici, come l’India e la Malesia, hanno cominciato ad accettare plastica, ma anche loro hanno messo regole più stringenti dopo aver avuto problemi ambientali.

Che costo ha il costo ambientale?

Ok, forse non vi interessa degli effetti ambientali negativi che ha la plastica. Non vi interessa che muoiano le tartarughe. Non vi disturba camminare per strade piene di spazzatura. Pensate di essere immuni agli effetti negativi che la plastica può avere sulla salute delle persone. Non vi toccano i cumuli di plastica lasciati sulle spiagge, tanto andate in piscina, e neanche il fatto che il problema della plastica impoverisca e ritardi ulteriormente lo sviluppo dei paesi africani e asiatici.
Ma inquinare gli oceani con la plastica ci è costato finora 2.500 miliardi di dollari in mancato sfruttamento delle risorse economiche date dal mare: pesca, turismo, acquacoltura – e questo senza contare i costi di bonifica, stimati in decine di miliardi di dollari all’anno.

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Qui invece siamo a Bali:

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Quali sono le alternative al riciclo?

Discarica
La plastica che resta in discarica rilascia diverse sostanze inquinanti che poi si disperdono nell’ambiente. In particolare:

• Il percolato, liquido che si forma dal processo di decomposizione dei rifiuti raccolti in una discarica, spesso filtra nel terreno inquinando le falde acquifere sottostanti

• I gas serra come il metano, anch’essi prodotti dal processo di decomposizione dei materiali presenti all’interno delle discariche, si disperdono nell’atmosfera contribuendo così ad aggravare il cambiamento climatico

• Spesso questa plastica esce dalle discariche (vento, pioggia) e finisce in mare

• Molte materie plastiche contengono additivi chimici che possono filtrare dal materiale e penetrare nel nostro cibo, nella nostra acqua e, in ultimo, nel nostro corpo. Ad esempio, il BPA, un interferente endocrino che può causare grossi problemi, in particolare ai giovani, si trova in molti tipi di plastica comunemente usati per la conservazione degli alimenti.

Termovalorizzatore

Bruciare i rifiuti di plastica per creare energia suona sensato: infatti la plastica è composta da idrocarburi, proprio come il petrolio, ed è più ricca di energia del carbone. Ma questo presenta diversi ostacoli:
• Trovare la giusta ubicazione per gli impianti di termovalorizzazione: nessuno vuole vivere vicino a un impianto che può contenere centinaia di camion di rifiuti al giorno. Di solito gli impianti finiscono per essere costruiti vicino a comunità a basso reddito
• Gli impianti di termovalorizzazione sono molto costosi da costruire e da mantenere, molto più rispetto alle discariche
• I grandi impianti generano elettricità, ma gli studi hanno dimostrato che il riciclaggio dei rifiuti di plastica consente comunque di risparmiare più energia – riducendo la necessità di estrarre il combustibile fossile e trasformarlo in nuova plastica – rispetto a bruciarla
• Gli impianti moderni hanno il potenziale di emettere un basso livello di inquinanti tossici ma le emissioni devono essere costantemente controllate e si deve investire molto nella manutenzione, soprattutto dei filtri
Il controllo delle emissioni e della corretta manutenzione dovrebbe essere effettuato in modo rigoroso rispettando i parametri di specifiche leggi ambientali, che però non tutti i paesi hanno, specialmente quelli in via di sviluppo. Costruire termovalorizzatori in questi paesi rappresenta un rischio concreto, poiché potrebbero tentare di risparmiare sul controllo delle emissioni e sulla manutenzione
• L’incenerimento produce comunque gas serra

Esiste una soluzione migliore?

Esistono alcune soluzioni di riciclo chimico, alternative ai classici inceneritori, attualmente però poco diffuse in Europa:

• Gassificazione: si trasforma il rifiuto in combustibile gassoso. In questo processo si fonde la plastica a temperature molto elevate in quasi assenza di ossigeno (il che significa che non si formano tossine). Questi impianti però sono economicamente poco competitivi

• Pirolisi: si trasforma il rifiuto in combustibile liquido o solido. In questo processo la plastica viene frantumata e fusa per poi essere raffinata producendo gasolio e altri prodotti petrolchimici, compresi nuovi materiali plastici. Per ora, tuttavia, la pirolisi è molto costosa e presenta ancora alcune difficoltà tecniche relativamente all’impatto ambientale.

• Arco al plasma: sfrutta una fase di pirolisi utilizzando una torcia plasma, che genera un’elevata emissione di energia termica, permettendo un livello notevole di distruzione del rifiuto. Questo consente, ad esempio, il recupero di metalli dalle scorie di trattamento e lo smaltimento di rifiuti speciali e pericolosi. Nei processi chimici legati alle varie fasi, non si hanno emissioni di gas tossici. Il materiale di sintesi ottenuto è un prodotto di tipo lavico (inerte e non tossico), utilizzabile come materiale da costruzione (es. massicciate stradali, conglomerato cementizio, materiale di riempimento ecc.). Per ora, tuttavia, il processo all’arco plasma è molto costoso e ci sono pochi impianti.

Quindi cosa bisogna fare?

Allo stato attuale, riusciamo a riciclare solo una piccola parte di plastica, con processi costosi e complessi: e confondere la raccolta differenziata della plastica con il riciclo della plastica rischia di spingerci a usarne e produrne sempre di più.
Allo stato attuale, le tecnologie di cui disponiamo non sono in grado di garantire elevate prestazioni tecniche e/o ambientali e/o economiche.

La plastica non si può considerare rinnovabile nel senso in cui lo sono il legno, la carta o il vetro. Il riciclo deve essere parte di un processo olistico, che quindi comprende anche altre soluzioni: non può essere né l’unica né la principale soluzione. L’American Chemistry Council stima che gli Stati Uniti in futuro tramite pirolisi potrebbero smaltire 6,5 milioni di tonnellate di plastica all’anno su 34,5 milioni di tonnellate di plastica che il Paese genera ogni anno.
La soluzione è passare dalla logica del modello di economia lineare a un modello di economia circolare, che quindi estende il ciclo di vita dei prodotti per abbattere la quota di rifiuti . Questo si riassume nelle 5 R’s of waste management, cioè una serie di azioni che, in sintesi, prevedono di Ridurre, Riusare e Riciclare.

L’ obiettivo deve essere quello di ridurre la nostra dipendenza giornaliera dalla plastica. Questo non richiede perfezione. Non è o tutto o niente.

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