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Alexander Blok – At the restaurant

Jean Béraud, Soirée in Hotel Caillebotte, 1878

I will never forget it (did it happen-who cares?)
Burnt and split by the sunset blaze
Was the pallid celestial vast, and some flares
Came to light in the yellow space.
There I sat by the window, in a crowded chamber.
Fiddlesticks were singing again.
And I sent you a flower, black rose, I remember,
And a bottle of golden champagne.
As you glanced, full of pride, I was slightly embarrassed,
But I looked and I bowed from above.
And addressing the man standing by, harsh and balanced,
You said: “Oh, this one, too, is in love”.
All at once the guitars started playing the song and
Fiddlesticks played in tune with the band…
But you were with me with your youthful dishonour,
I could see by the move of your hand.
And you dashed like a bird as if suddenly roused,
Passing by, like my dream you were light…
And there came a sweet fume, and the eyelashes drowsed
To the whisper of silk in the night.
Now and then from the mirror at me you’d be glancing
As you did “Catch it now” you would ask…
And the jewelry rattled, the gipsy kept dancing
And she screamed of her love to the dusk.

Mai più dimenticherò (ma c’è stata davvero,
quella sera?): le fiamme del tramonto
bruciato e il dilatarsi del cielo pallido,
e sul giallo del tramonto, i lampioni.
Stavo seduto vicino alla finestra, la sala era piena di gente.
Da qualche parte, i violini cantavano una storia d’amore.
Ti vidi e ti mandai una rosa nera in un calice
di champagne dorato come il cielo.
Tu mi guardasti. Io raccolsi turbato e altezzoso
il tuo sguardo sdegnoso e feci un inchino.
Con un cenno verso il tuo accompagnatore, mi dicesti
con occhi provocanti: Anche lui è innamorato.
E immediatamente esplose il suono dei violini,
e gli archetti cominciarono frenetici a cantare…
Tu cercavi di mostrarmi tutta la tua indifferenza
se non fosse stato per il tremito, appena percettibile, della tua mano…
Poi muovendoti come un uccello impaurito
mi passasti vicino, leggera come un sogno…
Rimase nell’aria la scia del tuo profumo, si chiusero le ciglia,
frusciarono piene d’ansia le sete del tuo vestito.
Dal fondo degli specchi mi lanciavi i tuoi sguardi
e mi gridavi: Prendi!
E dal fondo degli specchi la tua collana risuonava,
e intanto la zingara ballando cantava verso il crepuscolo storie d’amore.