Get a site

Walt Whitman – Canto di me stesso / Song of myself, 52

Raphael Collin, Floreal, 1886

The spotted hawk swoops by and accuses me, he complains of my gab and my loitering.
I too am not a bit tamed, I too am untranslatable,
I sound my barbaric yawp over the roofs of the world.
The last scud of day holds back for me,
it flings my likeness after the rest and true as any on the shadow’d wilds,
it coaxes me to the vapor and the dusk.
I depart as air, I shake my white locks at the runaway sun,
I effuse my flesh in eddies, and drift it in lacy jags.
I bequeath myself to the dirt to grow from the grass I love,
if you want me again look for me under your boot-soles.
You will hardly know who I am or what I mean,
but I shall be good health to you nevertheless,
and filter and fibre your blood.
Failing to fetch me at first keep encouraged,
missing me one place search another,
I stop somewhere waiting for you.

Il falco maculato mi saetta accanto, mi accusa, riprende le mie chiacchiere e il mio indugio.
Neanch’io sono stato domato, sono anch’io intraducibile,
scaglio il mio grido barbarico sopra i tetti del mondo.
L’ultimo rapido raggio del giorno si attarda per me, 
proietta la mia immagine dietro le altre, come qualsiasi altra esatta sui deserti d’ombre,
e mi attrae nella bruma e nel crepuscolo.

Mi allontano come l’aria, scuoto i miei bianchi riccioli al sole che fugge,
effondo la mia carne dentro, vortici, la trascino dentro brecce frastagliate.
Mi abbandono ai rifiuti della terra per crescere con l’erba che amo,
se ancora mi vuoi, cercami sotto i tuoi piedi.

Difficilmente comprenderai chi sono o che cosa significo,
ma non di meno sarò per te la salute, 
e filtrerò e rafforzerò il tuo sangue.

Se non riuscirai a trovarmi subito, non perdere coraggio,
se non mi trovi in un luogo cercami in un altro, 
da qualche parte mi son fermato ad attenderti.