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T. S. Eliot – Preludes

Paul Fischer, A street scene in winter, Copenhagen, 1901
The winter evening settles down
With smell of steaks in passageways.
Six o’clock.
The burnt-out ends of smoky days.
And now a gusty shower wraps
The grimy scraps
Of withered leaves about your feet
And newspapers from vacant lots;
The showers beat
On broken blinds and chimney-pots,
And at the corner of the street
A lonely cab-horse steams and stamps.
And then the lighting of the lamps.
The morning comes to consciousness
Of faint stale smells of beer
From the sawdust-trampled street
With all its muddy feet that press
To early coffee-stands.
With the other masquerades
That time resumes,
One thinks of all the hands
That are raising dingy shades
In a thousand furnished rooms.
You tossed a blanket from the bed,
You lay upon your back, and waited;
You dozed, and watched the night revealing
The thousand sordid images
Of which your soul was constituted;
They flickered against the ceiling.
And when all the world came back
And the light crept up between the shutters
And you heard the sparrows in the gutters,
You had such a vision of the street
As the street hardly understands;
Sitting along the bed’s edge, where
You curled the papers from your hair,
Or clasped the yellow soles of feet
In the palms of both soiled hands.

La sera invernale scende giù
con odori di bistecche nei passaggi.
Le sei.
I mozziconi bruciacchiati di giorni fumosi.
E ora una pioggia ventosa avvolge
brandelli fangosi
di foglie vizze attorno ai tuoi piedi
e giornali soffiati da spiazzi vuoti;
la pioggia batte
su imposte e comignoli rotti,
e all’angolo della strada
un cavallo solitario vapora e scalpita.
E poi l’accendersi dei lampioni.
La mattina viene alla coscienza
con il lieve odore stantio di birra
dalla strada pesta di segatura
con tutti i suoi piedi infangati che premono
ai primi chiostri per il caffè.
Con le altre mascherate
che il tempo resuscita,
si pensa a tutte le mani
nell’atto di alzare tendine logore
in mille stanze ammobiliate.
Hai gettato il lenzuolo dal letto,
sei rimasta sdraiata e hai aspettato;
hai sonnecchiato e osservato la notte
rivelare
le mille sordide immagini
che costituivano la tua anima;
guizzavano contro il soffitto.
E quando il mondo intero ritornò
e la luce s’insinuò tra le imposte
e udisti i passeri nelle grondaie,
hai avuto una tale visione della strada
che la strada stenterebbe a capire;
seduta sul ciglio del letto, dove
hai srotolato i bigodini dai capelli,
o stretto le piante gialle dei piedi
nei palmi delle tue mani sporche.