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Stephane Mallarmè – Sea Breeze

Wassily Kandinsky, The golden sail, 1903

The flesh is sad, alas! – and I’ve read all the books.
Let’s go! Far off. Let’s go! I sense
 that the birds, intoxicated, fly
 deep into unknown spume and sky!
Nothing – not even old gardens mirrored by eyes –
 can restrain this heart that drenches itself in the sea,
o nights, or the abandoned light of my lamp,
on the void of paper, that whiteness defends,
no, not even the young woman feeding her child.
I shall go! Steamer, straining at your ropes
lift your anchor towards an exotic rawness!
A Boredom, made desolate by cruel hope
 still believes in the last goodbye of handkerchiefs!
And perhaps the masts, inviting lightning,
are those the gale bends over shipwrecks,
lost, without masts, without masts, no fertile islands…
But, oh my heart, listen to the sailors’ chant!

La carne é triste, ahimé! E ho letto tutti i libri.
Fuggire! Laggiù fuggire! Io sento uccelli ebbri
 d’ essere tra l’ignota schiuma e i cieli!
Niente, né antichi giardini riflessi dagli occhi
 terrà questo cuore che già si bagna nel mare
 o notti! Né il cerchio deserto della mia lampada
 sul vuoto foglio difeso dal suo candore
 né giovane donna che allatta il suo bambino.
Io partirò! Vascello che dondoli l’alberatura,
 l’ancora sciogli per una natura straniera!
E crede una noia, tradita da speranze crudeli
 ancora nell’ultimo addio dei fazzoletti!
E gli alberi forse, richiamo dei temporali
 son quelli che un vento inclina sopra i naufragi
 sperduti, né antenne, né verdi isolotti…
Ma ascolta, o mio cuore, il canto dei marinai!