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John Donne – The dream

Elisabetta Sirani, Love and Psyche, c.1650
Dear love, for nothing less than thee 
Would I have broke this happy dream; 
            It was a theme 
For reason, much too strong for fantasy, 
Therefore thou wak’d’st me wisely; yet 
My dream thou brok’st not, but continued’st it. 
Thou art so true that thoughts of thee suffice 
To make dreams truths, and fables histories; 
Enter these arms, for since thou thought’st it best, 
Not to dream all my dream, let’s act the rest. 
   As lightning, or a taper’s light, 
Thine eyes, and not thy noise wak’d me; 
            Yet I thought thee 
(For thou lovest truth) an angel, at first sight; 
But when I saw thou sawest my heart, 
And knew’st my thoughts, beyond an angel’s art, 
When thou knew’st what I dreamt, when thou knew’st when 
Excess of joy would wake me, and cam’st then, 
I must confess, it could not choose but be 
Profane, to think thee any thing but thee. 
   Coming and staying show’d thee, thee, 
But rising makes me doubt, that now 
            Thou art not thou. 
That love is weak where fear’s as strong as he; 
‘Tis not all spirit, pure and brave, 
If mixture it of fear, shame, honour have; 
Perchance as torches, which must ready be, 
Men light and put out, so thou deal’st with me; 
Thou cam’st to kindle, goest to come; then I 
Will dream that hope again, but else would die. 

Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia.
Fosti saggia a svegliarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e le favole storia.
Entra fra queste braccia. Se ti parve
meglio per me non sognar tutto il sogno,
ora viviamo il resto.
Come un lampo o un bagliore di candela
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Pure (giacché ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
sapevi i miei pensieri oltre l’arte di un angelo,
quando sapesti il sogno, quano sapesti quando
la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, confesso che profano
sarebbe stato crederti qualcos’altro da te.
Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora il levarti mi fa dubitare
che tu non sia più tu.
Debole quell’amore di cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce che debbono esser pronte
sono accese e rispente, così tu tratti me.
Venisti per accendermi, vai per venire. Ed io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per non morire.